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Le 3 facce della medaglia

Le 3 facce della medaglia

Qui a Melilla, dove ormai vivo da quasi 2 anni, si tocca con mano l’essere periferia dell’Europa, zona lontana e marginale, quasi in balia di complicati equilibri che regolano, ad esempio, i rapporti con il vicino Marrocco. Eppure la nostra è una città dove la tolleranza e la condivisione tranquilla tra i diversi gruppi linguistici gode di una riconosciuta fama. Sto aspettando che venga ri-presentato anche qui il testo del ricercatore Abderrahim M. Hammu che affronta il tema di come gestire la diversità religiosa sul nostro territorio, piú che altro per incontrare una persona che si dedica al dialogo in modo concreto (non è così facile incontrarle, queste persone…)

Ma siamo anche una zona di passaggio e il tema dei migranti è uno dei più caldi della zona. E’ vero, dopo la chiusura della frontiera a causa del Covid le cose sono cambiate bruscamente. Il flusso quotidiano di migliaia di persone che entravano e uscivano da Melilla favoriva ovviamente il passaggio di molte persone che cercavano non tanto un lavoro giornaliero, quanto di passare oltre, per giungere sulla penisola e iniziare così il loro percorso migratorio.
Adesso praticamente non passa più nessuno. La struttura del Ceti che ospita attualmente circa 800 persone, per il 60 % è occupato da sudamericani, poche le altre presenze.

Siamo a contatto con ragazzi dei centri di accoglienza per minori, i numeri sono piccoli, quindi gestibili; il principale ospita meno di 100 ragazzi, dai 13 ai 18 anni. Sono loro che ci raccontano come si fa a passare, essenzialmente a nuoto dalla zona vicina; ma è un passaggio che si pratica con la buona stagione, adesso è praticamente fermo.

Ecco allora che le notizie date dai giornali possono influire profondamente sul modo di percepire questo fenomeno.
Proprio ieri il Faro di Melilla, una delle principali testate online della città, sparava questo titolo allarmistico: Aumenta del 233,3% l’ingresso di migranti per via terra nella nostra città.
Inquietante, se una cosa aumenta più del doppio scatta in automatico un senso di allerta e di forte preoccupazione. I numeri sono numeri e grosso modo li avvertiamo tutti in modo simile.
Se il prezzo del caffè aumenta del 230%, bere un espresso al bar mi viene a costare quasi 5 €!

Poi l’occhio cade anche sull’occhiello della notizia, per capire meglio come stanno le cose:
da gennaio al 15 febbraio sono entrate nel nostro territorio solo 10 persone.

Dunque, si tratta di 10 persone soltanto, grosso modo gli occupanti di 2 macchine, due famiglie di media grandezza. Questo sarebbe il 233,3 %. Tutto sommato si tira un sospiro di sollievo, non sono numeri da invasione sfrenata o da allarme rosso.

Strano che proprio a Melilla questo tono sia così marcato. Sono anni che la frontiera è praticamente sigillata. Non si riesce nemmeno a far entrare un camion di pesce fresco per la rivendita locale (questo è il vero tema “caldo” di questi giorni); vista la cosa da questa prospettiva sembra quasi una piccola ripicca per una situazione fastidiosa che ormai si prolunga da anni.

Ma i titoli restano e si fa presto a diffonderli e distribuirli.
Sappiamo bene che il tema dei migranti è uno degli spartiacque della nostra epoca, combattutti come siamo tra il considerare questo fenomeno come un’emergenza o come un’opportunità, o almeno come una situazione gestibile. Chiaramente sembra impossibile gestire un trend in crescita del 230%; ma forse accogliere 10 persone in un mese e mezzo, per una città di oltre 80 mila abitanti non dovrebbe essere così difficile.

Sono le 3 facce di questa medaglia: paura, sopportazione, intervento. Aprire bene gli occhi, valutare con attenzione questo fenomeno, i suoi numeri e i suoi tanti risvolti dovrebbe essere la strada corretta per non subire in modo acritico la realtà.
Mantenere desta l’attenzione, anche nel leggere una notizia come questa, dovrebbe essere la norma. Diffondere notizie in modo più equilibrato, attento e meno “gridato” può essere un modo per favorire questa convivenza serena tra le tante componenti della nostra città e, in fin dei conti, del nostro piccolo mondo.

4 righe da Melilla

4 righe da Melilla

Un po’ per abitudine e quasi per deformazione (anche se poco professionale), mettere nero su bianco quello che si vive e si incontra per me è sempre un modo concreto di riflettere sulle cose, rivedere quanto incontrato, ragionare e, in fin dei conti, mettere legna in cascina.

Anche se viviamo nell’epoca dell’effimero e del rapidamente dimenticato, dei social e dei volontari isolati, ripercorrere con un pizzico di calma quanto appena vissuto può ancora essere significativo. Tra una cosa e l’altra saranno più di 20 anni che provo a farlo, con una regolarità decisamente bizzarra e approssimativa, ma sui tempi e sui gusti, ormai siamo tutti tolleranti.

Sarebbe bello riuscire ad alzarsi presto al mattino, come fanno alcuni, per iniziare con una riflessione scritta, qualche ricordo, qualche buon proposito. Nullo die sine linea ci ripetevano una volta i prof di italiano e soprattutto di latino. In effetti l’esercizio aiuta.
Va ancora bene quando ci si alza pimpanti al mattino, si inforca la bici e se non si hanno impegni, si fa presto a raggiungere qualche tratto della costa di Melilla, che ti fa pensare con calma: “l’Europa è da quell’altra parte…”

Qualche mese fa ho mostrato ad Happiness, una volenterosa studentessa che si stava preparando alla maturità, come si poteva facilmente barare per scrivere un testo. Vai su Chat-GPT e chiedi di scrivere un pezzo di 40-50 righe su un tema ben definito, chessoio, la produzione letteraria di Vittorini. In meno di mezzo minuto ti viene sciorinato sullo schermo un testo che un ragazzo delle superiori forse potrebbe racimolare a fatica in un paio di ore, sbirciando su libri e Wikipedia. Quasi mi divertivo ad osservare lo sguardo tra lo stupito e l’incredulo della ragazza, che si preparava a copiare e poi incollare su qualche suo compito. Ma da buon maestro ho chiuso subito la scheda per dirle che oggi è ancora meglio insegnare a pescare, piuttosto che regalare pesci alla gente. Per un po’ ci crederanno ancora.
O forse, tra non molto, potrebbe essere difficile trovare un pescatore capace di trasmettere la sua disciplina a qualcuno.

E proprio in questi giorni, qui a Melilla, cercavo di aiutare la piccola Jihan alle prese con un testo: sarà la scarsa preparazione, le difficoltà familiari di chi vive in una situazione precaria, ma un testo così frammentato, con numerose parole latitanti, pensieri inconcludenti e termini farciti di errori mi faceva pensare che proprio la scrittura realizza quel miracolo che ci aiuta a riflettere in modo più umano sulle cose.

Si arriva persino al punto di non comprendere cosa manca, dove sono gli sbagli, dove si blocca la comunicazione. Per accorgersi di queste difficoltà basta far leggere ad alta voce: ti accorgi subito se la persona ha per lo meno la situazione in pugno, se comprende il testo oppure…

Ma come al solito sto divagando: con queste righe volevo solo informare i 3-4 amici lettori di queste pagine che se gli fa piacere possono sorbirsi anche un piccolo supplemento. Ho preparato infatti una piccola cronaca di questa mia nuova esperienza. E’ possibile leggere questo primo numero qui, se poi qualcuno desidera riceverla direttamente nella mail, basta che me lo comunichi (al solito indirizzo gbanaudi@maristi.it).